Poco più di un anno or sono, una quindicenne svedese dall’aria mite, con lunghe trecce bionde e con occhi verdi capaci di penetrare negli animi di chi vi ci si imbattesse, decise di recarsi ogni venerdì davanti al Parlamento per urlare silenziosamente il proprio disappunto nei confronti delle politiche miopi ed insensibili che hanno seminato ed alimentato il disastro ambientale. A farle compagnia non c’era nulla e nessuno se non uno zainetto rosa ed un cartellone con su scritto “Skolstrejk för klimatet”, ossia: “Sciopero scolastico per il clima”. Quella ragazzina incompresa ed isolata, che dichiarò guerra ad un impero invincibile come quello delle multinazionali e dei lobbisti complici della messa in pericolo del Pianeta, nonostante la sistematica indifferenza dell’opinione pubblica, lo scoraggiante silenzio dei media, le frustranti critiche dei conoscenti e gli ingenti problemi personali e familiari, non gettò mai la spugna. Non mollò la presa. Non demorse. Non si diede pe...
Cultura, società, dintorni