(Articolo del 5 Settembre 2019)
Dopo una di una lunga serieimate trattative e frenetiche consultazioni, che hanno visto impegnate diverse forze parlamentari, il Governo Giallo-Rosso sarà pronto ad insediarsi nelle sedi amministrative.
Quest’evento non segna semplicemente il germoglio di un nuovo esecutivo, ma la fine di una stagione politica che per 14 mesi ha messo in ridicolo il nostro paese. Con un pizzico di sano ottimismo possiamo sperare che nessun leader politico parlerá più di ruspe o di zingaracce. Che nessun cazzaro verde sarà in spiaggia tra le cubiste mentre noi italiani gli paghiamo lo stipendio. Nessun ministro farà leva sulle paure popolari. Nessun politico seminerà fake-news e disinformazione per raccogliere dei voti. È il caso di dire che la pacchia è veramente finita. Rischiavamo, noi italiani, di essere ricordati come quelli dei porti e dei cuori chiusi. Come quelli disumani del Decreto Sicurezza Bis. O come i coloro che, nel silenzio generale, lasciavano morire uomini e donne tra le gelide e schiaffeggianti onde del Mediterraneo.
Rischiavamo davvero di permettere alla squallida ideologia sovranista di derubarci della nostra umanità e delle nostre radici europeiste. Adesso si apre ufficialmente una parentesi all’insegna del rispetto, dell’accoglienza e della concordia. Sradicare dalle menti di alcuni elettori l’odio, accuratamente seminato da taluni rappresentanti, nutrito nei confronti del diverso, non sarà per nulla facile. Nè tantomeno sarà facile far passare il messaggio secondo cui il populismo, verde o giallo che sia, va bene nelle piazze o in campagna elettorale ma non al potere. Noi tutti non possiamo non dirci contenti. Mandare a casa chi chiede pieni poteri é una questione di igiene istituzionale.
Sottrarre la poltrona da ministro degli interni ad uno pseudo politico che oltre a qualche post su Facebook non ha mai alzato un dito contro qualsiasi organizzazione mafiosa è una vittoria per chi crede ancora nelle autorità. Questo nuovo governo ha mandato a casa quella classe dirigente che, facendo un piccolo sforzo di memoria:
Ci ha promesso il reddito di cittadinanza e ci ha consegnato un qualcosa di simile agli ottanta euro di Renzi.
Ci ha fatto credere di abbassare le accise per poi addirittura votare contro una proposta del Pd sul taglio di tali tasse.
Ci ha detto No-tap per poi smentirsi.
Ci ha mentito sul deficit, dicendo che si sarebbe battuto per un suo abbassamento, quando invece lo si stava portando dal 2 al 3%.
Ci ha proiettati in uno scenario paradisiaco senza inquinamento e senza Ilva, quando in realtà la stessa azienda tarantina è tutt’ora viva e vegeta.
Ci ha assicurati che ci sarebbero stati rimpatri di massa per i profughi (fatto immorale ed anti-costituzionale) mentre la cifra totale di questi ultimi è vicina “solo” ai 1.200.
Ci ha bombardati con lo slogan No Tav, nonostante abbiano dato il via alla linea Torino-Lione.
Un tale ci ha detto che questo è stato il “governo dei no” quando invece gli stessi alleati di quel tale si sono messi il guinzaglio e, come dei cagnolini, hanno votato ed appoggiato anche i decreti più efferati. Abbiamo iniziato ad odiare con veemenza. Ad aggredire ragazzi solo perché indossavano la maglietta di un cinema etichettato come di sinistra. E a prostrarci verso chiunque iniziasse ad alzare i toni o a mostrare il pugno chiuso. Ci siamo fatti persuadere dalle vacue parole. Dalle promesse immantenibili. Dalle frasi fatte e dalla non diplomazia. E, come se non bastasse, abbiamo insabbiato lo scandalo dei 45 milioni di euro, quello di Savoini-Putin e del mancato processo Diciotti. Abbiamo permesso a qualcuno di governare dalle spiagge di tutt’Italia, da Milano Marittima a Riccione. E questo, mentre quel qualcuno sorseggiava beatamente mojito divertendosi a fare il dj.
Abbiamo visto gente firmare decreti crudeli mentre ostentava il rosario e baciava il vangelo. Ecco perché parlo di igiene istituzionale. Ecco perché non possiamo non dirci lieti per l’insediamento di questo nuovo governo di centro sinistra. Che si dia finalmente voce a quell’Italia che non odia e che sa frapporre al rancore la comprensione. Che la discontinuità programmatica tanto predicata di recente possa trovare terreno fertile.
Dopo una di una lunga serieimate trattative e frenetiche consultazioni, che hanno visto impegnate diverse forze parlamentari, il Governo Giallo-Rosso sarà pronto ad insediarsi nelle sedi amministrative.
Quest’evento non segna semplicemente il germoglio di un nuovo esecutivo, ma la fine di una stagione politica che per 14 mesi ha messo in ridicolo il nostro paese. Con un pizzico di sano ottimismo possiamo sperare che nessun leader politico parlerá più di ruspe o di zingaracce. Che nessun cazzaro verde sarà in spiaggia tra le cubiste mentre noi italiani gli paghiamo lo stipendio. Nessun ministro farà leva sulle paure popolari. Nessun politico seminerà fake-news e disinformazione per raccogliere dei voti. È il caso di dire che la pacchia è veramente finita. Rischiavamo, noi italiani, di essere ricordati come quelli dei porti e dei cuori chiusi. Come quelli disumani del Decreto Sicurezza Bis. O come i coloro che, nel silenzio generale, lasciavano morire uomini e donne tra le gelide e schiaffeggianti onde del Mediterraneo.
Rischiavamo davvero di permettere alla squallida ideologia sovranista di derubarci della nostra umanità e delle nostre radici europeiste. Adesso si apre ufficialmente una parentesi all’insegna del rispetto, dell’accoglienza e della concordia. Sradicare dalle menti di alcuni elettori l’odio, accuratamente seminato da taluni rappresentanti, nutrito nei confronti del diverso, non sarà per nulla facile. Nè tantomeno sarà facile far passare il messaggio secondo cui il populismo, verde o giallo che sia, va bene nelle piazze o in campagna elettorale ma non al potere. Noi tutti non possiamo non dirci contenti. Mandare a casa chi chiede pieni poteri é una questione di igiene istituzionale.
Sottrarre la poltrona da ministro degli interni ad uno pseudo politico che oltre a qualche post su Facebook non ha mai alzato un dito contro qualsiasi organizzazione mafiosa è una vittoria per chi crede ancora nelle autorità. Questo nuovo governo ha mandato a casa quella classe dirigente che, facendo un piccolo sforzo di memoria:
Ci ha promesso il reddito di cittadinanza e ci ha consegnato un qualcosa di simile agli ottanta euro di Renzi.
Ci ha fatto credere di abbassare le accise per poi addirittura votare contro una proposta del Pd sul taglio di tali tasse.
Ci ha detto No-tap per poi smentirsi.
Ci ha mentito sul deficit, dicendo che si sarebbe battuto per un suo abbassamento, quando invece lo si stava portando dal 2 al 3%.
Ci ha proiettati in uno scenario paradisiaco senza inquinamento e senza Ilva, quando in realtà la stessa azienda tarantina è tutt’ora viva e vegeta.
Ci ha assicurati che ci sarebbero stati rimpatri di massa per i profughi (fatto immorale ed anti-costituzionale) mentre la cifra totale di questi ultimi è vicina “solo” ai 1.200.
Ci ha bombardati con lo slogan No Tav, nonostante abbiano dato il via alla linea Torino-Lione.
Un tale ci ha detto che questo è stato il “governo dei no” quando invece gli stessi alleati di quel tale si sono messi il guinzaglio e, come dei cagnolini, hanno votato ed appoggiato anche i decreti più efferati. Abbiamo iniziato ad odiare con veemenza. Ad aggredire ragazzi solo perché indossavano la maglietta di un cinema etichettato come di sinistra. E a prostrarci verso chiunque iniziasse ad alzare i toni o a mostrare il pugno chiuso. Ci siamo fatti persuadere dalle vacue parole. Dalle promesse immantenibili. Dalle frasi fatte e dalla non diplomazia. E, come se non bastasse, abbiamo insabbiato lo scandalo dei 45 milioni di euro, quello di Savoini-Putin e del mancato processo Diciotti. Abbiamo permesso a qualcuno di governare dalle spiagge di tutt’Italia, da Milano Marittima a Riccione. E questo, mentre quel qualcuno sorseggiava beatamente mojito divertendosi a fare il dj.
Abbiamo visto gente firmare decreti crudeli mentre ostentava il rosario e baciava il vangelo. Ecco perché parlo di igiene istituzionale. Ecco perché non possiamo non dirci lieti per l’insediamento di questo nuovo governo di centro sinistra. Che si dia finalmente voce a quell’Italia che non odia e che sa frapporre al rancore la comprensione. Che la discontinuità programmatica tanto predicata di recente possa trovare terreno fertile.
Michael Erasmo Alliegro
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