Sarà anche un discorso ostico da affrontare e difficile da esprimere con una tastiera priva di emozioni, ma proprio per tali ragioni non lo si può ignorare. Non si può fingere che vada tutto bene o che, peggio ancora, non sia successo niente.
Vi starete chiedendo di cosa parlo quindi giungo ai fatti.
Ieri, in un ospedale di San Paolo è deceduta Xana: figlia di nove anni del noto allenatore ed ex-calciatore Luis Enrique. La notizia è rimbalzata sui social. Ha fatto il giro dei Tg ed è stata riportata su qualsiasi testata giornalistica. Tutti si sono commossi. Tutti hanno espresso il proprio dolore, chi in un modo e chi in un altro. E tutti hanno iniziato ad immedesimarsi. Ma scusatemi un attimo, Alan Kurdi, il bimbo siriano trovato morto in riva al mare nel 2015, non era anch'egli un terrestre proprio come Xana?
Quelle migliaia di sudanesi, che in Giugno hanno perso la vita perché rivendicavano in piazza i propri diritti, non erano forse degli esseri umani? E quelle creature che scappano da guerre rimettendoci la pellaccia tra un onda e la successiva? Ah, e quei volontari che in nome della parola patria muoiono in trincea nel tentativo di difendere la libertà del proprio paese? Quelli cosa sono? Sono Robot? Sono oggetti? O addirittura animali? Saranno forse bestie insenzienti? Inutile dire che non è così. Sono persone come me e come voi. Il loro cuore batte come quello di tutti. Ridono come noi. Piangono come noi.
E allora: perché per una bimba figlia di un personaggio famoso riusciamo a provare empatia mentre lasciamo che l'indifferenza uccida la memoria di persone giá morte indignitosamemte in vita?
Non c'è una risposta universale per spiegare il fenomeno psicologico del disinteresse alle tragedie. Alle volte il menefreghismo che caratterizza noi esseri umani lo si deve semplicemente alla goffaggine dei media nel non riportare certe notizie.
Eppure ci sono casi, sempre più frequenti, in cui le informazioni circolano a dovere e siamo noi, inconsapevolmente, a selezionarle, a decidere se dobbiamo innescare questa o quella reazione. Ma anche questa seconda sentenza non è completa.
Quindi ripropongo la domanda: perché sulla nostra pelle quasi mai spuntano i brividi quando sappiamo della morte sofferta di uno sconosciuto? Perché dal nostro animo non sgorga delusione quando sentiamo di questo o quel decesso se a rimetterci il respiro non è un personaggio famoso o un suo familiare?
Ci costa troppo uscire, almeno con lo spirito, dal calore delle nostre case?
Michael Erasmo Alliegro
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Vi starete chiedendo di cosa parlo quindi giungo ai fatti.
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Quelle migliaia di sudanesi, che in Giugno hanno perso la vita perché rivendicavano in piazza i propri diritti, non erano forse degli esseri umani? E quelle creature che scappano da guerre rimettendoci la pellaccia tra un onda e la successiva? Ah, e quei volontari che in nome della parola patria muoiono in trincea nel tentativo di difendere la libertà del proprio paese? Quelli cosa sono? Sono Robot? Sono oggetti? O addirittura animali? Saranno forse bestie insenzienti? Inutile dire che non è così. Sono persone come me e come voi. Il loro cuore batte come quello di tutti. Ridono come noi. Piangono come noi.
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Qui Alan Kurdi |
E allora: perché per una bimba figlia di un personaggio famoso riusciamo a provare empatia mentre lasciamo che l'indifferenza uccida la memoria di persone giá morte indignitosamemte in vita?
Non c'è una risposta universale per spiegare il fenomeno psicologico del disinteresse alle tragedie. Alle volte il menefreghismo che caratterizza noi esseri umani lo si deve semplicemente alla goffaggine dei media nel non riportare certe notizie.
Eppure ci sono casi, sempre più frequenti, in cui le informazioni circolano a dovere e siamo noi, inconsapevolmente, a selezionarle, a decidere se dobbiamo innescare questa o quella reazione. Ma anche questa seconda sentenza non è completa.
Quindi ripropongo la domanda: perché sulla nostra pelle quasi mai spuntano i brividi quando sappiamo della morte sofferta di uno sconosciuto? Perché dal nostro animo non sgorga delusione quando sentiamo di questo o quel decesso se a rimetterci il respiro non è un personaggio famoso o un suo familiare?
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Ci costa troppo uscire, almeno con lo spirito, dal calore delle nostre case?
Michael Erasmo Alliegro
Potrei darti una risposta forse a tratti blanda, ma veniamo al dunque, una spiegazione potrebbe essere che un personaggio famoso, più o meno, finiamo per conoscerlo almeno in apparenza , grazie ad interviste e roba simile, paradossalmente se pensi ad un cantante che ti piace, potresti notare che sai più cose su di lui che sua una qualsiasi persona che abita nella tua stessa città, ovviamente questa spiegazione può essere estesa a quei vip che hanno reso pubblica la loro persona, il loro carattere, la propria vita, e così via (che poi siano o meno come loro si presentano, non possiamo saperlo per ovvi motivi). In conclusione un personaggio aperto al suo pubblico e di cui apprezziamo il proprio essere, finisce per diventare una sorta di strano conoscente, puramente virtuale, ma che tuttavia entra nelle nostre vite più di quanto ti aspetti, dunque trovo sensato se una persona si dispiace di più per la morte di un cantate che ha sempre apprezzato, piuttosto che per un bambino che non ha mai conosciuto nemmeno un po', ciò non toglie che bisogna avere rispetto tanto per il cantate quanto per il povero bambino.
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