80 anni, la durata media, o poco meno di essa, della vita umana. Gioie, dolori, amori e sofferenze, tutte le sfumature dello spettro della vita umana passano in un arco di tempo simile, tutto ciò che esiste passa in quell’arco di tempo, perché senza vita non c’è nient’altro, senza vita, senza nessuno che possa vivere l’universo, che lo possa assaporare, quello stesso infinito si riduce ad un nonnulla, ad un’inezia cosmica priva di senso. E 80 anni fa, una vita fa, uno stato si poneva contro tutto ciò che lo forma, l’uomo. Ricordiamo proprio oggi ricorre l’ottantesimo anniversario della firma da parte di re Vittorio Emanuele III, il capo dello stato italiano ormai da più di 15 anni in mano alle camicie nere, delle leggi razziali antisemite. Fu proprio da quel settembre del ’38 che dopo una lunga ed estenuante propaganda antiebraica migliaia di uomini, donne e bambini furono cacciati dai propri luoghi di lavoro, partendo dal centro della società , dalla base: dalla cultura, dalla scuola. E oggi, nei giorni in cui le porte delle scuole stanno per riaprirsi dopo la, meritata, pausa estiva, questa commemorazione deve portarci più che mai alla riflessione.
Il governo fascista non agì improvvisamente, ma portò il testo di legge alla firma dopo una lunga propaganda. “Gli ebrei controllano le banche; essi non sono italiani; controllano i giornali” e altre accuse assurde che veleggiavano sul cielo italiano ormai da mesi, sospinte leggermente da un vento proveniente da nord. La popolazione era assediata: non dagli eserciti, né dalle aviazioni “plutocratiche e mondialiste”, il popolo era assediato dal proprio interno; uno stato poverissimo, lacerato da una guerra inutile conclusa ma mai terminata e governata da una dittatura hollywoodiana capace di proiettare sulle case di una popolazione analfabeta un capro espiatorio, un fantoccio contro cui prendersela. La diffusione delle idee antisemite, nascoste già nella civiltà europea dalla notte dei tempi, fu la geniale idea mussoliniana per trovare un avversario alla massa, un obiettivo da attaccare, di cui essere timorati giorno e notte, affinché il pensiero di esso ne distruggesse chiunque altro. E dalla scuola tutto iniziò, maestri e professori prima, acciocché non venissero sporcati cervelli lavati per benino. La forza della dittatura è racchiusa qui: dare al popolo la sicurezza in cambio della libertà , ed è così che per dare sicurezza essa crea il pericolo, perché se la massa non ottiene cibo non è governabile, ma senza cibo, però stando al sicuro dal nemico che ruba il futuro è diverso, questo permette di sperare. È proprio la speranza che uccide l’uomo, la speranza che porta ad abbandonare l’oggi in cambio di un possibile domani, insomma, lo stesso meccanismo che fa vivere le religioni.
Il tiranno cercherà sempre di trovare un nemico, perché di per se lui non ha nessun potere, è debole, più di qualunque contadino, lui è solo, solo un uomo: la forza del tiranno è data dal popolo che si affida a lui in mancanza di altro e sta al dittatore far capire il popolo che ha bisogno di lui, mettere il popolo in una situazione di disagio inesistente, distrarlo dalle vere problematiche questo ha solo un risultato: il consenso, e consenso è potere, e potere è morte. Un popolo attento, istruito ed informato non è governabile da un tiranno, perché non sarebbe assecondato, ed un tiranno incapace di dare cibo al popolo, di riformare l’economia e di consegnare i diritti al popolo si consegna alla strategia del “divide et impera”, far combattere le pulci tra di loro non rendendosi conto di combattere contro altri esseri infimi sotto il controllo del “Primus Homo”. Questa è storia. La storia è realtà . E non è finita, continua a scorrere tra le trame del tempo e fino alla fine di questa sporca razza di mammiferi bipedi si ripeterà sotto facce diverse della stessa medaglia. Il fascismo non è scomparso, anzi, è vivo più che mai e trova terreno fertile nei periodi di crisi. L’Italia è governata da un partito che sta ricreando un clima neofascista guadagnando consensi con la propaganda, l’arma della dittatura; siamo governati da un partito che più che mai sta costruendo una guerra tra poveri tra i suoi abitanti, il fascismo non è morto, è davanti a noi, e va combattuto. L’uomo nasce libero, la libertà è nostra, e va mantenuta combattendo, con lo studio, con l’informazione, non permettendo a sporchi tiranni di impedire la vita e l’esistenza di migliaia di altre vite, di migliaia di altre storie.
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