“Il fatto stesso della morte di una persona tanto vicina a loro, aveva suscitato, come accade sempre, in tutti coloro che l'avevano appreso, un senso di soddisfazione perchè ognuno pensava:
è morto lui e non io.”
è morto lui e non io.”
La morte di Ivan Il’Ic è un romanzo capace di scavare nel profondo dell’animo umano, e nel contempo di essere un'inesorabile fonte di riflessione per i lettori.
L’autore con un elegante scioltezza stilistica affronta tematiche come la vita, la morte, l’amicizia, la solitudine e la fiducia, usando l’espediente della malattia e della morte del protagonista per mettere a nudo l’indole egoista ed avara che caratterizza l’uomo.
Oltretutto si può notare nella parte finale dell’opera, come Ivan Il’Ic si senta tradito dalla vita al punto tale che cambia la sua percezione delle cose ed anche i ricordi felici perdono significato.
Dal mio punto di vista “La morte di Ivan Il’Ic” è un capolavoro letterario dal notevole spessore morale, che tutti dovrebbero leggere per affrontare in modo diretto contenuti drammatici e provocatori in esso presenti.
Consiglio questo libro a chiunque voglia avvicinarsi alla narrativa russa o a chi cerca un romanzo breve e scorrevole che riesce ugualmente a trasmettere emozioni.
“La morte di Ivan Il’Ic” è un romanzo di Lev Tolstj, pubblicato nel 1886 ed ambientato nell’omonimo secolo.
La narrazione si apre in un ufficio del Tribunale di San Pietroburgo, luogo in cui alcuni magistrati discutono di un importante caso giudiziario.
La loro conversazione viene
interrotta dalla notizia della morte di Ivan Il’Ic, un loro collega di 45 anni
che da tempo soffriva di un'ambigua malattia. I giudici sembrano mostrare
indifferenza nei confronti della spiacevole comunicazione, bensì concentrano le
loro attenzioni sui propri interessi, ipotizzando chi prenderà il suo posto.
Il giudice Petr Ivanovic, intimo “amico” di Ivan Il’ic, dopo pranzo, per
ottemperare ad un dovere morale, si reca dalla vedova per porgerle le
condoglianze. Nella casa del defunto si respira un'aria di egoismo e avarizia,
al punto tale che la moglie stessa anziché mostrare rammarico nel ricordo del
decesso o del periodo di malattia, domanda ad Ivanovic come può ricavare la maggiore somma di denaro
possibile dalla morte.
In seguito, l’autore con un flashback che durerà fino alla conclusione
del libro, ripercorre la vita di Ivan Il’Ic, dal periodo dell’università in cui
era travolto da mille passioni, sino alle sofferenze finali.
L’autore afferma che la vita del malcapitato protagonista procedeva
regolarmente fin quando un giorno, cadendo da una scala urta col fianco la
maniglia della finestra. Da questo momento Ivan Il’Ic inizia ad avvertire un
dolore incessante che aumenta costantemente e che gli impedirà di svolgere qualsiasi attività. Questo dolore
si evolve ben presto in una strana
malattia alla quale nessun medico riesce
a dare un nome e che lo rende agli occhi dei familiari un peso insostenibile. L'unico conforto gli viene dal servo Gerasim, un
ragazzo di origini contadine, che non ha paura della morte e gli mostra
compassione.
Ivan, consapevole che abbandonerà presto il mondo terreno, inizia a fare
un bilancio della sua esistenza avvertendo di aver condotto una vita
artificiale, in balia degli interessi borghesi. Inoltre in questo periodo
drammatico anche i ricordi felici perdono significato e si inizia a chiedere se
la vita abbia realmente un senso di fronte alla morte.
Michael E. Alliegro
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