I tre poteri che muovono gli ingranaggi dello stato hanno da tempo deciso che un cittadino per ottenere la patente di guida debba superare un esame teorico ed uno pratico.
Senza delle prove che valutino le conoscenze, le capacità e le competenze di un aspirante autista, si rischierebbe che le strade siano dominate dal caos. Il numero di incidenti sarebbe incalcolabile, la viabilità sarebbe compromessa e mettersi in macchina per andare nel centro commerciale più vicino diventerebbe un'impresa ardua.
Per tali ragioni è un bene che lo stato imponga a noi tutti di maturare le dovute capacità di guida e di acquisire le opportune conoscenze in merito.
Parallelamente, questo discorso, a mio avviso, dovrebbe essere considerato anche quando si parla di elezioni.
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Il governo dovrebbe garantire che i propri cittadini, prima di recarsi alle urne per mettere una croce sull'immagine di un partito o sullo stemma di un'altro, abbiano le dovute "capacità" e le conoscenze necessarie.
Quando una persona giunge nel proprio seggio per votare, è un bene per tutti se tale cittadino possiede un certo bagaglio culturale, si informa, ha memoria storica e non si lascia convincere da pregiudizi o da eventuali promesse.
Così come è un male per l'intera società che ad esprimere la propria preferenza politica sia un uomo disinformato, privo perfino di talune conoscenze di base e che magari si lascia attrarre dalla simpatia di un candidato o di un altro.
E' proprio per questo che nacque la scuola statale. Essa, oltre ai vari ruoli pedagogici da assolvere, si sarebbe anche dovuta far carico di formare classi di cittadini pronti ad esercitare le proprie scelte alle urne in modo consapevole.
Ma siccome, almeno per ora, non è andato in porto questo misero tentativo di istruire un popolo che nutre così poca bramosia di cultura, credo che sia necessaria una strada alternativa da percorrere.
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E' da tempo che penso ad una possibile soluzione, ovvero ad un test d'ammissione alle urne.
Una prova vera e propria, che dovrebbe essere caratterizzata da 50 domande di storia nazionale ed europea, cittadinanza, costituzione, geografia, informazione e politica da sottoporre a tutti i votanti.
I quesiti dovrebbero essere sorteggiati tra altri 20.000 interrogativi simili e dovrebbero essere noti solo ad una stretta commissione incaricata di formularli. Inoltre le domande di cui parlo dovrebbero essere sostituite da altre 20.000 ogni qualvolta il popolo è chiamato ad esercitare la propria sovranità.
Sarebbero ammessi 8 errori ed il test dovrebbe cercare di essere oggettivamente "facile" (per quanto questa parola possa essere oggettiva) in modo tale,che, soltanto una piccolissima parte di quei milioni e milioni di elettori non dovrebbero superare questa selezione.
A mio avviso, così facendo, si toglierebbe il diritto di voto (solo per quella tornata elettorale) a circa 100.000 cittadini.
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Questa sarebbe una vera e propria rivoluzione radicale poichè oltre a migliorare la "qualità" delle votazioni, migliorerebbero anche i discorsi elettorali: i quali diventerebbero meno populisti.
E non solo: cambierebbe proprio il modo di intendere la politica, non vedremmo più aspiranti presidenti far leva sulla paura e sulla disinformazione, perchè di paura e disinformazione ce ne saranno meno. La gente sarebbe spinta ad interrogarsi sul perchè delle cose, a studiare e ad approfondire e di conseguenza tutto migliorerebbe.
Insomma: questa svolta cambierebbe il volto della società così come la conosciamo tutt'ora.
I politici non sarebbero costretti ad abbassarsi ai livelli di qualche elettore, si inizierebbe a vedere l'ombra di progetti concreti nelle campagne elettorali e le conferenze o i dibattiti pubblici non sarebbero impregnati solo e soltanto di retorica.
Gli slogan lascerebbero il posto a lucide argomentazioni. Le frasi fatte morirebbero. Piani studiati di crescita entrerebbero in gioco spodestando "dall'undici titolare" il qualunquismo.
Inoltre, questa riforma non violenta, farebbe perfino cambiare la percezione che si ha del voto.
Ora quest'ultimo è un qualcosa di scontato, ed in quanto tale, non ci si sente sollecitati a difenderlo da chi si vuole arrogare il diritto di strapparcelo nè ci si sente spinti ad esercitarlo.
Differentemente, votare sarebbe visto come un punto di arrivo e non come un punto di partenza. Si metterebbero in moto delle dinamiche psicologiche che porterebbero il "vulgo" a battersi per il raggiungimento di questo diritto e a non darlo per assodato.
Circoli virtuosi entrerebbero in gioco, poichè, più il voto è sentito e più ci si sente cittadini, più ci si sente facenti parte di una comunità e più ci si informa, più si hanno notizie e più ci si può difendere dalle fake news, più ci si difende da menzogne e più si ha una visione cristallina della realtà, più si ha una visione limpida e più si riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ecc ecc ecc.
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Apparentemente i vantaggi della messa in atto di questo sistema basato su un test d'ammissione alle urne, non potrebbero essere neanche confrontati con gli svantaggi.
Eppure, ci si chiede: Perchè nessuno ne parla?
Perchè nessun partito ha mai cercato di mettere in piedi questa rivoluzione?
Perchè queste parole sono solo tali e non riescono a diventare fatti?
Si può rispondere alludendo al fatto che viviamo in una società malata. Malata di populismo. Malata delle stesse frasi fatte che andrebbero combattute.
Quale politico direbbe ai propri elettori:"Voglio togliere il diritto di voto a quanti di voi non se lo meritano"?
Nessuno. E non solo perchè quel ramo della società che si sentirebbe escluso si opporrebbe a questa ipotetica manovra, ma anche perchè, probabilmente, la restante parte dei cittadini non coglierebbe l'importanza di questa transizione politica epocale.
Ne dipendono le sorti del nostro futuro, eppure, non esiste neanche un senatore, un sindaco o un ministro che abbia anche solo pensato di intavolare una discussione pubblica in merito alla questione presa in esame.
Prendere voti è la sola cosa che conta in questo sistema.
Capite il perchè dico che la nostra società è malata?
Per quanto riguarda i tecnicismi che caratterizzerebbero questa rivoluzione utopistica bisogna precisare qualche fatto.
Ad es. molte persone non sono "acculturate" non per loro scelta, ma perchè, magari, non sono stati messi nelle condizioni giuste per studiare, o non ne hanno avuto la possibilità. Proprio per questa ragione, per attuare tale rivoluzione c'è bisogno di ancora un paio di decenni, i tempi devono essere un po più maturi e la rivoluzione antropologica in cui qualcuno spera dovrebbe aver fatto il suo corso. Bisognerebbe iniziare ad innestare nei rami della società questa cultura del merito fin d'ora affinchè nessuno sia colto impreparato.
Ed infine sottolineo che, per motivi puramente logici, anche i minorenni sarebbero i beneficiari di questa proposta. Infatti se il criterio per votare è quello del test, anche chi non ha compiuto la maggiore età e dimostra, ottenendo i giusti punteggi, di avere le facoltà per votare: si potrà guadagnare il diritto di essere invitato al tavolo degli elettori.
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Così facendo, nuovi effetti a catena avrebbero inizio. Si inizierebbe a sentir parlare di politiche giovanili, ma soprattutto, noi minorenni inizieremmo ad essere in parte padroni del nostro destino.
Non dovremmo più guardare impotenti chi dilania il volto del nostro futuro, ma, finalmente, potremmo intervenire nel concreto per cercare di cambiarlo.
Le scelte che si fanno oggi in politica incideranno sul domani, quindi, mi viene difficile pensare che proprio i nativi digitali non possano forgiare il proprio avvenire con delle semplici crocette su delle schede, ma che, al contrario, devono farlo al loro posto degli adulti ignoranti.
Un esempio calzante e sintetizzante è quello dei cambiamenti climatici.
Tra pochi decenni, a meno che la curva delle emissioni globali non inizi a tendere vertiginosamente verso il basso fino a toccare lo zero, sulla nostra generazione si abbatterà la forza incontenibile della natura. La temperatura sarà troppo alta, i ghiacciai si scioglieranno, le lagune saranno inondate ed entreremo in un circolo vizioso che, ad esempio, porterà nuovi profughi a compiere viaggi della disperazione verso il mondo occidentale. Caos, vita insostenibile e morte della nostra specie. E' questa la fine verso cui andiamo in contro e le vere vittime saremo proprio noi minorenni. La scelta di questa politica di pensare solo e soltanto ad economia e capitalismo, ignorando la crisi climatica, si ripercuoterà su di noi e sapete qual'è il paradosso? Che dobbiamo assistere a questo scempio senza poter fare quasi nulla di tangibile.
Dateci il diritto di plasmare il nostro avvenire.
Senza delle prove che valutino le conoscenze, le capacità e le competenze di un aspirante autista, si rischierebbe che le strade siano dominate dal caos. Il numero di incidenti sarebbe incalcolabile, la viabilità sarebbe compromessa e mettersi in macchina per andare nel centro commerciale più vicino diventerebbe un'impresa ardua.
Per tali ragioni è un bene che lo stato imponga a noi tutti di maturare le dovute capacità di guida e di acquisire le opportune conoscenze in merito.
Parallelamente, questo discorso, a mio avviso, dovrebbe essere considerato anche quando si parla di elezioni.
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Il governo dovrebbe garantire che i propri cittadini, prima di recarsi alle urne per mettere una croce sull'immagine di un partito o sullo stemma di un'altro, abbiano le dovute "capacità" e le conoscenze necessarie.
Quando una persona giunge nel proprio seggio per votare, è un bene per tutti se tale cittadino possiede un certo bagaglio culturale, si informa, ha memoria storica e non si lascia convincere da pregiudizi o da eventuali promesse.
Così come è un male per l'intera società che ad esprimere la propria preferenza politica sia un uomo disinformato, privo perfino di talune conoscenze di base e che magari si lascia attrarre dalla simpatia di un candidato o di un altro.
E' proprio per questo che nacque la scuola statale. Essa, oltre ai vari ruoli pedagogici da assolvere, si sarebbe anche dovuta far carico di formare classi di cittadini pronti ad esercitare le proprie scelte alle urne in modo consapevole.
Ma siccome, almeno per ora, non è andato in porto questo misero tentativo di istruire un popolo che nutre così poca bramosia di cultura, credo che sia necessaria una strada alternativa da percorrere.
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E' da tempo che penso ad una possibile soluzione, ovvero ad un test d'ammissione alle urne.
Una prova vera e propria, che dovrebbe essere caratterizzata da 50 domande di storia nazionale ed europea, cittadinanza, costituzione, geografia, informazione e politica da sottoporre a tutti i votanti.
I quesiti dovrebbero essere sorteggiati tra altri 20.000 interrogativi simili e dovrebbero essere noti solo ad una stretta commissione incaricata di formularli. Inoltre le domande di cui parlo dovrebbero essere sostituite da altre 20.000 ogni qualvolta il popolo è chiamato ad esercitare la propria sovranità.
Sarebbero ammessi 8 errori ed il test dovrebbe cercare di essere oggettivamente "facile" (per quanto questa parola possa essere oggettiva) in modo tale,che, soltanto una piccolissima parte di quei milioni e milioni di elettori non dovrebbero superare questa selezione.
A mio avviso, così facendo, si toglierebbe il diritto di voto (solo per quella tornata elettorale) a circa 100.000 cittadini.
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Questa sarebbe una vera e propria rivoluzione radicale poichè oltre a migliorare la "qualità" delle votazioni, migliorerebbero anche i discorsi elettorali: i quali diventerebbero meno populisti.
E non solo: cambierebbe proprio il modo di intendere la politica, non vedremmo più aspiranti presidenti far leva sulla paura e sulla disinformazione, perchè di paura e disinformazione ce ne saranno meno. La gente sarebbe spinta ad interrogarsi sul perchè delle cose, a studiare e ad approfondire e di conseguenza tutto migliorerebbe.
Insomma: questa svolta cambierebbe il volto della società così come la conosciamo tutt'ora.
I politici non sarebbero costretti ad abbassarsi ai livelli di qualche elettore, si inizierebbe a vedere l'ombra di progetti concreti nelle campagne elettorali e le conferenze o i dibattiti pubblici non sarebbero impregnati solo e soltanto di retorica.
Gli slogan lascerebbero il posto a lucide argomentazioni. Le frasi fatte morirebbero. Piani studiati di crescita entrerebbero in gioco spodestando "dall'undici titolare" il qualunquismo.
Inoltre, questa riforma non violenta, farebbe perfino cambiare la percezione che si ha del voto.
Ora quest'ultimo è un qualcosa di scontato, ed in quanto tale, non ci si sente sollecitati a difenderlo da chi si vuole arrogare il diritto di strapparcelo nè ci si sente spinti ad esercitarlo.
Differentemente, votare sarebbe visto come un punto di arrivo e non come un punto di partenza. Si metterebbero in moto delle dinamiche psicologiche che porterebbero il "vulgo" a battersi per il raggiungimento di questo diritto e a non darlo per assodato.
Circoli virtuosi entrerebbero in gioco, poichè, più il voto è sentito e più ci si sente cittadini, più ci si sente facenti parte di una comunità e più ci si informa, più si hanno notizie e più ci si può difendere dalle fake news, più ci si difende da menzogne e più si ha una visione cristallina della realtà, più si ha una visione limpida e più si riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ecc ecc ecc.
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Apparentemente i vantaggi della messa in atto di questo sistema basato su un test d'ammissione alle urne, non potrebbero essere neanche confrontati con gli svantaggi.
Eppure, ci si chiede: Perchè nessuno ne parla?
Perchè nessun partito ha mai cercato di mettere in piedi questa rivoluzione?
Perchè queste parole sono solo tali e non riescono a diventare fatti?
Si può rispondere alludendo al fatto che viviamo in una società malata. Malata di populismo. Malata delle stesse frasi fatte che andrebbero combattute.
Quale politico direbbe ai propri elettori:"Voglio togliere il diritto di voto a quanti di voi non se lo meritano"?
Nessuno. E non solo perchè quel ramo della società che si sentirebbe escluso si opporrebbe a questa ipotetica manovra, ma anche perchè, probabilmente, la restante parte dei cittadini non coglierebbe l'importanza di questa transizione politica epocale.
Ne dipendono le sorti del nostro futuro, eppure, non esiste neanche un senatore, un sindaco o un ministro che abbia anche solo pensato di intavolare una discussione pubblica in merito alla questione presa in esame.
Prendere voti è la sola cosa che conta in questo sistema.
Capite il perchè dico che la nostra società è malata?
Per quanto riguarda i tecnicismi che caratterizzerebbero questa rivoluzione utopistica bisogna precisare qualche fatto.
Ad es. molte persone non sono "acculturate" non per loro scelta, ma perchè, magari, non sono stati messi nelle condizioni giuste per studiare, o non ne hanno avuto la possibilità. Proprio per questa ragione, per attuare tale rivoluzione c'è bisogno di ancora un paio di decenni, i tempi devono essere un po più maturi e la rivoluzione antropologica in cui qualcuno spera dovrebbe aver fatto il suo corso. Bisognerebbe iniziare ad innestare nei rami della società questa cultura del merito fin d'ora affinchè nessuno sia colto impreparato.
Ed infine sottolineo che, per motivi puramente logici, anche i minorenni sarebbero i beneficiari di questa proposta. Infatti se il criterio per votare è quello del test, anche chi non ha compiuto la maggiore età e dimostra, ottenendo i giusti punteggi, di avere le facoltà per votare: si potrà guadagnare il diritto di essere invitato al tavolo degli elettori.
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Così facendo, nuovi effetti a catena avrebbero inizio. Si inizierebbe a sentir parlare di politiche giovanili, ma soprattutto, noi minorenni inizieremmo ad essere in parte padroni del nostro destino.
Non dovremmo più guardare impotenti chi dilania il volto del nostro futuro, ma, finalmente, potremmo intervenire nel concreto per cercare di cambiarlo.
Le scelte che si fanno oggi in politica incideranno sul domani, quindi, mi viene difficile pensare che proprio i nativi digitali non possano forgiare il proprio avvenire con delle semplici crocette su delle schede, ma che, al contrario, devono farlo al loro posto degli adulti ignoranti.
Un esempio calzante e sintetizzante è quello dei cambiamenti climatici.
Tra pochi decenni, a meno che la curva delle emissioni globali non inizi a tendere vertiginosamente verso il basso fino a toccare lo zero, sulla nostra generazione si abbatterà la forza incontenibile della natura. La temperatura sarà troppo alta, i ghiacciai si scioglieranno, le lagune saranno inondate ed entreremo in un circolo vizioso che, ad esempio, porterà nuovi profughi a compiere viaggi della disperazione verso il mondo occidentale. Caos, vita insostenibile e morte della nostra specie. E' questa la fine verso cui andiamo in contro e le vere vittime saremo proprio noi minorenni. La scelta di questa politica di pensare solo e soltanto ad economia e capitalismo, ignorando la crisi climatica, si ripercuoterà su di noi e sapete qual'è il paradosso? Che dobbiamo assistere a questo scempio senza poter fare quasi nulla di tangibile.
Dateci il diritto di plasmare il nostro avvenire.
Michael Erasmo Alliegro
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I have a dream! That one day non saranno populismo o retorica a decidere le sorti di un'elezione. I have a dream! That one day nelle campagne elettorali non si ascolteranno slogan. I have a dream! That one day i minorenni potranno finalmente esercitare il diritto di agire sul proprio futuro. |
Un altro senza apostrofo, grazie.
RispondiEliminaUn altro senza apostrofo, grazie.
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