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LA PIANISTA DI AUSTCHWITZ, recensione del libro

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di Davide Berterame

“Non  importa se ti svegli alle sei tutte le mattine per esercitarti al pianoforte. Loro non vedono una musicista … vedono un’ebrea”

Questo libro racconta la storia di Hanna, talentuosa pianista di quindici anni che il 20 Giugno 1944 verrà deportata assieme alla sua famiglia ad Aushwitz.
Qui verrà privata di tutto perfino del suo nome.  Appena arrivata infatti le verrà tatuata sul braccio il numero (A10573) che da quel momento in poi la priverà della dignità umana.
Arrivata in una baracca capirà subito che per avere dei privilegi esistevano poche strade, la prostituzione o il suonare nell’orchestra di Aushwitz.
Grazie quindi al suo talento e all’aiuto della sua ex insegnante di pianoforte, direttrice dell’orchestra, Hanna riuscì a far parte dell’orchestra ed in un secondo tempo scelta per diventare la pianista del generale Jager, comandante del campo.
Viveva ogni giornata nel terrore di essere punita dal generale o ancor peggio d’essere uccisa, per un qualsiasi banale errore.
Il vivere come pianista l’aiuta ad andare avanti e a procurare del cibo per la sorella, costretta a lavorare nel campo.
Si sente attratta dal figlio del generale Jager, karl che scoprirà essere uno dei pochi che cerca di aiutare la gente rinchiusa nel campo inviando del cibo tramite l’addetta alla lavanderia .
Hanna si sentirà sempre più attratta da lui fino ad innamorarsi. All’arrivo dei Russi Karl verrà arrestato e Hanna liberata, prima di ciò si riescono a dire addio con un bacio.
Appena liberata la prima cosa che fa è cercare sua sorella Erika e i suoi genitori. Tornata al suo paese natale l’unica che riuscirà a rincontrare sarà la sorella.
Il libro finisce con una lettera da parte di Hanna ai Russi in cui spiega le atrocità perpetrate dai tedeschi e di come Karl l’abbia salvata sperando in una risposta da Karl.

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La pianista di Aushwitz, come ogni libro riguardante l’olocausto, ti lascia l’amaro in bocca per via delle atrocità messe in atto dai nazisti.
Questo libro devo dire che mi è piaciuto particolarmente perché trasmette speranza, la speranza di salvarsi e di tornare fra le braccia della propria famiglia.
Inoltre quest'opera mostra anche come non tutte le person
+e si fecero influenzare dalla corrente di pensiero nazista, l’esempio lampante in questo libro è Karl.
Questo mostra che più le cose sono vicine a noi e meglio le riusciamo a comprendere, inoltre, secondo me, colui che si ribella a queste atrocità è un ragazzo  che non viene condizionato dalla cattiveria del mondo degli adulti.
Il tema dell’olocausto, il tema amoroso  e la voglia di vivere che ha dimostrato la protagonista, portano il lettore ad essere completamente coinvolto nella lettura e a leggere il libro tutto di un fiato.













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