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IL TEMPO: TRA ILLUSIONE E DISINCANTO

E’ una presenza. Una presenza quasi impercettibile, trasfigurata dal rumore incessante del silenzio.                        E’ una melodia. Una melodia discontinua, incostante, che varia continuamente le note inafferrabili del suo io.E’ un’illusione. Un’illusione così intensa, così abile, così scaltra nelle sue trame di ingannevolezza che sarebbe impossibile non rimanerne intrappolati.
 Il tempo è tante cose. Non sono bastate, non bastano e non basteranno le voci di grandi menti e personalità che, nel tentativo di dargli un’identità, sono state, vengono e saranno ingabbiate nei sospiri della sua essenza. Questa è la triste sorte della scienza, della filosofia, della fisica, della religione. E’ la sorte di tutti coloro che hanno bagnato il nome di queste grandi categorie con le gocce del loro sudore pur di scorgere i lineamenti di un volto che rimarrà sempre nascosto dietro le sbarre della dannazione.
Un essere maledetto, destinato a vagare nel tormento dell’eternità: questo è il tempo.  Scappa. Fugge. Si dispera. Tenta in ogni modo di squarciare le possenti pareti dell’infinito. Le graffia. Si dimena. Urla.                      Poi, finalmente, si stanca. Le forze cominciano ad abbandonarlo. Solo allora si inginocchia. Si prostra ai piedi dell’immensità, ferito e sanguinante a causa del suo stesso orgoglio. Si lamenta, piange. E l’eco della sua sofferenza, le lacrime del suo dolore, arrivano a sfiorare il destino degli uomini, che non trovano la forza di opporsi al soffio ininterrotto della sua disperazione. E rimangono lì, fluttuanti, in un incessante turbine di incertezza. Soli, abbandonati alla loro  immagine riflessa nelle loro coscienze, con i loro petti scolpiti da tre parole forgiate per rimanere indecifrate: passato, presente e futuro.
Ma la forza e la determinazione del tempo sono inesauribili come la sua natura. Riesce a rialzarsi e decide di abbandonarsi nuovamente al vortice della sua cieca e inevitabile follia.
Tra un tentativo e l’altro tutto continua il suo ciclo: il sole non smette di sorgere e tramontare, le stelle di splendere nel loro silenzio. Grazie al tempo, la saggezza conquista l’attenzione dell’ingenuità, l’innocenza si innamora perdutamente dell’esperienza. E tutto prende forma, dal principio ritorna al principio, riacquisisce i segni della sua purezza. Le rughe riaffiorano sui volti, incoraggiate dallo scorrere sommesso della straziante brezza del dolore. Tutto si abbandona alla consapevolezza dell’accettazione. Tutto assapora il dolce sapore di un tragico destino.
Sant’Agostino diceva che il tempo “non è una realtà permanente poiché è formato da un passato che non è più, da un futuro che non è ancora e da un presente che velocemente passa”.
 Un essere che quindi si avverte costantemente e che lascia le tracce della sua triste presenza nei recessi più profondi dell’anima, che si compongono a formare l’essenza dell’essere umano: la memoria. Per quanta compassione possa  suscitare, per quanta rabbia possa portare in chi si vede trasfigurare dal suo scorrere silenzioso, gli uomini non saranno mai in grado di liberare il tempo dalla propria trappola e loro stessi dall’illusione che ne deriva.
                                                                                                                                                     Miriam Cardone

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